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KERENSKIJ, Aleksandr Fedorovič

di Ettore Lo Gatto - Enciclopedia Italiana (1933)
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KERENSKIJ, Aleksandr Fedorovič

Ettore Lo Gatto

Uomo politico russo, nato a Vol′sk nel 1881. Avvocato, fu eletto (1912) membro della duma di stato (la IV). Come partigiano dell'ala revisionista del partito socialista rivoluzionario, nella duma si unì alla frazione dei trudoviki, di cui divenne capo. Allo scoppio della rivoluzione (febbraio 1917), fu dapprima sostituto presidente del soviet (consiglio) di Pietrogrado. Per decisione del soviet entrò a far parte del governo provvisorio presieduto dal principe G. E. Lvov, come ministro della Giustizia e vice-presidente del Consiglio. Tra i dieci ministri capitalisti di cui, secondo l'espressione di Lenin, era composto questo governo, K. rappresenta la parte, com'egli stesso ha detto in seguito, di "ostaggio della democrazia". I provvedimenti del governo provvisorio, durante il periodo in cui K. fu vice-presidente del Consiglio e ministro della Giustizia, furono la riforma agraria, la proclamazione della libertà di parola, stampa, riunione, sciopero, ecc., l'abolizione delle distinzioni giuridiche sostituzione della vecchia polizia con una milizia, l'abolizione dei tribunali straordinarî, sostituiti dal sistema della giuria. Il governo provvisorio proclamò inoltre l'indipendenza della Polonia, ristabilì l'autonomia della Finlandia, creò dei comitati per l'autonomia dell'Ucraina e della Lettonia, riorganizzò l'amministrazione governatoriale del Turkestan e del Caucaso.

Quando in seno al governo provvisorio sorsero i primi dissidî relativi agli scopi della guerra, K. fece precipitare gli avvenimenti informando la stampa della preparazione della nota che il governo provvisorio aveva intenzione di inviare ai governi alleati per precisare il punto di vista della Russia. Egli sollevò inoltre la questione dell'entrata nel gabinetto dei rappresentanti del soviet e dei partiti socialisti.

Il giorno 8 maggio il ministero era in crisi. Nella nuova formazione del gabinetto K. ebbe i ministeri della Guerra e della Marina. Su pressioni dell'Intesa decise di procedere a una nuova offensiva contro gli eserciti tedesco e austro-ungarico, offensiva che finì con un pieno disastro, a causa anche della propaganda bolscevica penetrata ormai profondamente fra le truppe russe e che la propaganda contraria, condotta in alcuni momenti personalmente da K., non riuscì a vincere. Il 20 luglio, in seguito alle dimissioni del presidente del Consiglio, principe Lvov, K. fu nominato primo ministro, con l'incarico di formare il nuovo gabinetto, conservando tuttavia i portafogli della Guerra e della Marina. Il 22 luglio il comitato esecutivo del congresso panrusso dei soviety e quello del congresso dei contadini pubblicavano un manifesto in cui il nuovo governo provvisorio era dichiarato "governo della salvezza della patria e della rivoluzione". La nomina del gabinetto era passata dal comitato temporaneo della duma, attraverso la collaborazione del soviet e dei rappresentanti dei varî partiti, com'era avvenuto per la prima crisi, al presidente stesso del governo provvisorio. Le difficoltà in cui venne a trovarsi K. furono enormi. Se la composizione del nuovo gabinetto trovò grandi difficoltà, maggiori furono le difficoltà che esso, appena nominato, trovò a governare, soprattutto perché il generale Kornilov, che nel luglio era stato nominato comandante supremo, si mise a capo dell'opposizione di destra al governo provvisorio e tentò d'occupare Pietrogrado. Il comando supremo dell'esercito fu assunto allora dallo stesso K. che non seppe tuttavia dimostrare l'energia necessaria in momenti così tragici e, facendo una politica di eccessiva arrendevolezza, lasciò che gli elementi estremi di sinistra conquistassero posizioni definitive tra le masse, stanche della guerra, ma eccitate dai lunghi mesi di lotta interna. Il 23 ottobre aveva luogo il congresso (bolscevico) dei soviety della regione del nord, il 25 i bolscevichi creavano il comitato rivoluzionario militare presso il soviet di Pietrogrado, il 7 novembre si apriva il secondo congresso dei soviety, durante il quale i bolscevichi si pronunziavano apertamente per la presa del potere. Il tentativo di K. di appoggiarsi alle truppe fedeli finì con una grave sconfitta a Gatčina il 12 novembre ed egli dovette cercare la salvezza nella fuga all'estero, mentre a Pietrogrado e a Mosca il governo veniva assunto dai bolscevichi. Nell'emigrazione K. ha svolto un'attività politica assai intensa contro il regime sovietico, specialmente mediante conferenze, mentre a sua volta veniva combattuto dagli emigrati appartenenti all'estrema destra, che vedevano in lui uno dei principali responsabili del crollo dell'esercito russo.

Bibl.: A. Kerenski, La révolution russe (1917), Parigi 1928 (trad. italiana, Milano 1932); V. I. Lenin, Raccolta completa delle opere, XIV, Mosca 1924; D. F. Sverčkov, K., in Krasnaja Nov', 1924, pp. 6-7; S. A. Alekseev, Fevral'skaja revoljucija (La rivoluzione di febbraio), Memorie, 2ª ed., Mosca-Liningrado 1926; L. Trotsky, Histoire de la révolution russe. La révolution de Février, Parigi 1933.

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