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DONADONI, Carlo Antonio

di Sergio Cella - Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 40 (1991)
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DONADONI, Carlo Antonio

Sergio Cella

Nacque a Venezia l'11 ag. 1672, da una famiglia di mercanti. Entrò e fu affiliato al convento francescano di Rovigo; compì quindi il suo noviziato a Venezia e il 19 marzo 1688 emise la professione solenne a Rovigo nelle mani del padre guardiano Ippolito Cazzari, cui restò molto legato fino alla morte di questo. Compi gli studi superiori a Modena, finché con l'incoraggiamento e la protezione del generale dell'Ordine, A. Bottari, fu ammesso al collegio romano di S.Bonaventura (8 maggio 1693). Ordinato prete a Rovigo il 13 febbr. 1695, godette della dispensa dall'obbligo della residenza fino alla laurea in teologia (1696). Quindi fu baccelliere nel convento di Bologna, affiliato al convento veneziano di S. Nicoletto con l'incarico di lettore, e ancora insegnante di filosofia e di teologia a Venezia (1703) e a Padova (1704).

Dopo la pubblicazione dei Panegirici sacri (Rovigo 1698), degli Affetti devoti aS. Francesco di Sales (Venezia 1706) e di una seconda edizione dei Panegirici, dedicata al card. L. Colloredo e destinata ai suoi allievi (Venezia 1707, 2 voll.), egli ci dà una notevole illustrazione de La morale d'Aristotele ne' suoi dieci libri scritti aNicomaco (Venezia 1709), opera dedicata a mons. A. Albani, nipote di papa Clemente XI: il testo latino dell'Ethica è commentato passo per passo in un'ordinata serie di obbiezioni, spiegazioni e confutazioni da cui risulta la continuità fra il pensiero aristotelico e quello cattolico.

Nel 1713 il D., divenuto guardiano del convento di S. Nicolò dei Frari, sollecitò i definitori provinciali a rivendicare il convento alla provincia, sottraendolo al giuspatronato dei procuratori veneziani de ultra che se l'erano appropriato; nella proposta, egli fu sostenuto dal padre A. Pittoni, noto architetto, e dalla maggioranza dei definitori, mentre il padre V. Coronelli, ricusato come guardiano, sostenne il patronato dei procuratori. La causa, avviata con energia e notevole dispendio dal D. (che anticipò dalle sue elemosine ben 8.273 lire venete, che solo in parte il convento gli rifonderà quasi vent'anni dopo), venne però presto tralasciata dai suoi confratelli.

Egli intanto si era messo in luce e venne eletto nel 1721 ministro provinciale a Padova. Dopo un Quaresimale (Venezia 1717), uscirono i suoi Ragionamenti morali e Le ingiurie fatte alla carità cristiana con la scandalosa licenza di dir male del prossimo (ibid. 1722). Il 12 apr. 1723 fu nominato vescovo di Sebenico in Dalmazia, come successore di G. D. Callegari.

Consacrato vescovo il 25 aprile (giorno di S. Marco) a Roma nella basilica dei Dodici Apostoli dal card. F. Gualterio, il D. prese solenne possesso della diocesi nel mese successivo. Sebenico era allora una città in rapida espansione demografica ed economica, in seguito ai recenti acquisti territoriali della Repubblica in Dalmazia. Il vescovado, suffraganeo dell'arcidiocesi di Spalato, godeva d'una discreta rendita (800 scudi romani) ed estendeva la sua giurisdizione su non molte parrocchie ma parecchi conventi (di cui tre maschili e tre femminili in città). Il D., soddisfatta la sua ambizione, si dedicò con diligenza al nuovo compito, acquistando la benevolenza dei Sebenicensi, dei quindici canonici, delle nobili famiglie Sisgoreo e Difnico e della curia spalatina. In particolare le sue cure andarono alla predicazione e all'istruzione del popolo, ai confratelli francescani (a quelli di Rovigo aveva inviato fin dal 1724 una preziosa reliquia della Croce, mentre forni ogni possibile aiuto a quelli di Sebenico, intenti all'ampliamento della duecentesca chiesa di S. Francesco) e all'abbellimento della cattedrale (S. Giacomo ebbe da lui un ricco portale in legno intagliato nel 1733).

Dalla Dalmazia il D. non mancò di partecipare alla vita letteraria e alle controversie erudite. Egli disponeva d'una scelta biblioteca con testi classici, italiani e francesi. Pubblicò i Panegirici di s. Francesco d'Assisi e di s. Giuseppe da Copertino (Treviso 1732), poi, con lo pseudonimo di Verasio Zonagira, un vivace opuscolo contro i medici abusivi, Il nuovo anonimo all'anonimo Cantambanco, ragionamento in cui si dibatte la di lui lettera in difesa della professione del Salambanco (Venezia 1739), e, anonima, La Crusca in esame, o sia Raccontamento di quanto accaduto ... unito a Osservazioni sopra i vocaboli delli autori detti del buon secolo e alle Ragioni esposte dalla lettera H per la pretensione di entrare in tutto il verbo avere ... (data di Amsterdam, ma Venezia 1740).

Qui il D., in polemica con un Infarinato, critica gli eccessi dei puristi della Crusca e l'inutilità di registrare nel vocabolario italiano gli anacronistici latinismi ' gli arcaismi disusati, le voci dialettali e tutte quelle usate da oscuri trecentisti. In materia religiosa, egli si mostra invece severamente legato alla tradizione, censurando (in linea con Alfonso de' Liguori, G. Fontanini, A.M. Querini e C. Rotigni) L. A. Muratori, il quale nel trattato Della regolata devozione dei cristiani aveva proposta la riduzione del numero delle festività religiose. Analoghe preoccupazioni mostrano le ampie Osservazioni sopra alcune proposizioni morali licenziose, e particolarmente sopra le dannate dalli sommi pontefici romani Alessandro VII ed Innocenzo XI (Benevento 1740).

Negli anni seguenti l'attività letteraria del D. si ridusse e non abbiamo più notizia di suoi viaggi nel Veneto, come quelli che aveva compiuto prima, a Rovigo, a Venezia e a Treviso. Egli redasse invece il suo testamento a Sebenico (1751); qualche tempo dopo lo consegnò al notaio (1754) e affidò i suoi scritti inediti, fra cui figurano anche dei versi, all'amico padre C. De Barattis inquisitore a Treviso. Dopo breve malattia, si spense a Sebenico il 7 genn. 1756.

Per sua disposizione, la sepoltura avvenne nel chiostro francescano di Sebenico, mentre agli antichi confratelli di Rovigo andarono alcuni ricchi paramenti, un messale, un calice e un cospicuo numero di libri pregiati.

Fonti e Bibl.: A. Sartori, Arch. Sartori. Documenti di storia e arte francescana, a cura G. Luisetto, Padova 1986, II, 2, pp. 1416, 1441 ss., 1446 s., 2053-2056; D. Farlati, Myrici sacri tomus IV, Venetiis 1799, p. 499 col. 2; N. Tommaseo, La cattedrale di Sebenico, Zara 1874, pp. 67 s.; H. Hurter, Nomenclator..., IV, Romae 1910, col. 1638; D. Sparacio, Frammenti bio-bibliogr. di scrittori ed autori minori conventuali dagli ultimi anni del '600 a noi, in Miscell. francescana, XXVIII (1928), pp. 149 s.; G. Natali, Il Settecento, Milano 1929, pp. 473, 536, 548; G. Abate, Series episcoporum O. F. M. convent., in Miscell. francescana, XXXI (1931), p. 167; R. RitzIer-P. Seffin, Hierarchia Catholica medii et recentioris aevi, V, Patavii 1952, p. 356; VI, ibid. 1958, p. 379; Enc. catt., IV, col. 1848.

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