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ANDREUCCI, Ferdinando

di Nicola Carranza - Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 3 (1961)
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ANDREUCCI, Ferdinando

Nicola Carranza

Nato a Siena il 15 genn. 1806, da Giovanni e da Isabella Pallini, fu considerato uno dei più valenti giureconsulti toscani del suo tempo; profondo conoscitore del diritto romano, ebbe anche larga fama per la sua attività forense. Membro dell'Accademia dei Georgofili, vi tenne due letture, su un "progetto di regolamento per una banca di sconto del credito fondiario proposto dal dr. N. Pini", il 3 luglio 1842, e su "la giustizia del contratto di colonia parziaria", il 15 febbr. 1843. Aperto sostenitore del rinnovamento politico e civile della Toscana, nel 1848 fu ministro della Pubblica Istruzione nel governo costituzionale del Ridolfi ed eletto al Consiglio generale per il collegio di Siena.

L'A. appartenne al gruppo che si raccoglieva a Firenze attorno a G. B. Niccolini, P. Thouar, A. Vannucci, V. Salvagnoli e L. Galeotti, che tanta parte ebbe negli eventi del 1848e che poi, nel decennio successivo, contribuì validamente alla preparazione e al successo dell'azione che, tra il 1859 ed il 1861,portò l'Italia all'unità nazionale. Nel 1848 l'A. si schierò con la parte moderata che faceva capo a G. Capponi, e fu tra coloro che cercavano di spingere il granduca Leopoldo II ad intraprendere una serie di riforme, sì da garantire la sopravvivenza della dinastia che nel paese aveva allora radici ben salde.

Durante il reggimento del Guerrazzi rimase in disparte, riprovando le tendenze demagogiche che si andavano affermando ed i disordini che si producevano. Salvo una breve parentesi (allorché, al ritorno del granduca da Gaeta, insieme con l'Arconati, il Bastogi, il Ricasoli, il Salvagnoli e il Ridolfi, fu tra i promotori del giornale Lo Statuto, quasi subito sospeso per le idee costituzionali che vi si sostenevano), l'A. si appartò dalla vita politica e amministrativa del granducato e non tornò alla ribalta che dopo la cacciata dei Lorena. Infatti dinanzi al ripudio, da parte del principe, della Costituzione data al popolo con solenne giuramento ed al distacco dalla tradizionale politica lorenese, ispirata ad una larga tolleranza, al buon governo e, in materia ecclesiastica, alle direttive leopoldine, l'A. si dedicò unicamente alla sua professione e agli studi.

Dopo la rivoluzione toscana del 27 apr. 1859 l'A. fece parte della Consulta di governo, istituita per fiancheggiare il governo provvisorio del Ricasoli e che, creata l'11 maggio, si riunì il 6 luglio sotto la presidenza del Capponi. Fece anche parte di varie commissioni.

Il 28 aprile l'A. era stato nominato, insieme al finanziere C. Fenzi, membro di una speciale commissione (che presentò le sue conclusioni il 5 maggio) incaricata di indagare sullo stato della finanza toscana e prospettare le misure per superare le difficoltà del tesoro. Il 18 maggio l'A. fu nominato membro di una commissione per la Maremma toscana che studiava le possibilità di bonifica; di essa facevano parte anche il Salvagnoli, il Ridolfi e P. Savi.

L'A. fu eletto all'assemblea nazionale il 7 ag. del '59. L'assemblea si riunì a Firenze l'11, e due giorni dopo, il 13, fu chiamata a votare su una proposta di decadenza della dinastia lorenese, proclamata il 16 (era stata presentata dal Ginori Conti già ciambellano della corte granducale), di cui l'A. fu relatore. Dopo aver riconosciuto i meriti che i sovrani avevano avuto introducendo sagge riforme nello stato, ed aver ricordato i vincoli che sino al 1849 avevano legato i Toscani ai loro principi, l'A. poneva in luce gli errori gravissimi compiuti dal granduca nell'ultimo decennio, a causa dei quali quei legami si erano definitivamente spezzati. Successivamente l'A. con il Vannucci e il Giorgini fece parte di una commissione d'esame sulle due mozioni per l'annessione, presentate all'Assemblea una da G. Mansi e l'altra da C. Massei.

Nel 1860 fu mandato al parlamento di Torino dagli elettori di Colle Val d'Elsa e fu tra i vicepresidenti dell'assemblea; nuovamente rieletto nello stesso collegio nel febbraio del 1861, fu ancora tra i vicepresidenti. Fu eletto nella IX, X e XI legislatura; nel 1871 fu nominato senatore. Membro dell'amministrazione provinciale di Firenze dal 1865, ne fu presidente dal 1878 fino alla morte, avvenuta a Firenze l'11 febbr. 1888.

Fonti e Bibl.: Atti e documenti editi e inediti del Governo della Toscana dal  27 Aprile in poi, Firenze 1860, pp. 15, 53-63, 87, 120; E. Poggi, Memorie storiche del Governo della Toscana, Pisa 1867, p. 208;T. Sarti, Il Parlamento Subalpino e Nazionale, Roma 1895, pp. 48, 49; D. Zanichelli, B. Ricasoli e l'azione politica unitaria, in La Toscana alla fine del Granducato, Firenze 1909, p. 36; G. Rosadi, Di G. Carmignani e degli avvocati-letterati del suo tempo, ibid., pp. 99 s.; A. Linaker, G. P. Vieusseux e la stampa cooperatrice del Risorgimento, ibid., p. 221; Le Assemblee del Risorgimento, III, Toscana, Roma 1911,1, p. 29; 3, pp. 670, 680,686; F. Martini, Il Quarantotto in Toscana, Firenze 1918, pp. 49, 461, 530; D. Demarco, Le "Assemblee Nazionali" e l'idea di Costituente alla dimane del 1859, Firenze 1947, pp.59, 61, 83; M. Tabarrini, Diario, Firenze 1959, p. 76.

Vedi anche
Mauro Macchi Patriota e scrittore italiano (Milano 1818 - Roma 1880); discepolo di C. Cattaneo, si laureò in legge nell'univ. di Pavia, poi (1847) fu costretto a esulare in Piemonte per i suoi sentimenti liberali. Tornato a Milano (1848), fu nuovamente esule in Piemonte e nel Canton Ticino dopo i disastri dell'agosto, ... Chiàves, Desiderato Chiàves, Desiderato. - Autore drammatico e uomo politico italiano (Torino 1825 - ivi 1895). Avvocato, scrisse il trattato Il giudice di fatto (1843), sulle funzioni del giurato; deputato, fu ministro dell'Interno (1865-66); senatore dal 1890. Compose poesie satiriche, ch'ebbero caduca notorietà; raccolse ... Petitti Bagliani di Roreto, Agostino, conte Generale (Torino 1814 - Roma 1890); partecipò alle guerre di Crimea del 1859 e del 1860 (campagna delle Marche e Umbria); ministro della Guerra (1862 e 1864-65), deputato del collegio di Cherasco, per più legislature, e senatore (1870); lasciò varie pubblicazioni. Bèrti, Domenico Bèrti, Domenico. - Uomo politico e pedagogista italiano (Cumiana 1820 - Roma 1897). Prof. di filosofia morale all'univ. di Torino dal 1849, poi (dal 1872) di storia della filosofia a Roma, alla sua attività di studioso di problemi scolastici e di educazione popolare accompagnò la partecipazione alla ...
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