partigiano
Chi fa parte di formazioni irregolari armate che agiscono sul territorio invaso dal nemico esercitando azioni di disturbo e di guerriglia. Il termine p., diffuso in Europa già nel sec. 16°, acquistò un significato più preciso con la crisi delle spartizioni della Polonia, quando J.-J. Rousseau (Considérations sur le gouvernement de Pologne, 1771) suggerì che la rinascita della nazione polacca poteva giungere solo dalla «petite guerre» o guerriglia. Questo tipo di combattimento fu condotto in forme moderne in Russia contro le forze di Caterina II, quindi contro Napoleone in Spagna durante la guerra di Indipendenza (1808-13) e nella campagna di Russia (1812). Nel sec. 19° l’idea della guerra partigiana si salda con gli ideali di ascesa nazionale, basata su una guerra di popolo, che saranno condivisi, in Italia, da G. Pepe e soprattutto da G. Mazzini. Nel corso della Seconda guerra mondiale la resistenza contro gli occupanti ha assunto forme di guerriglia partigiana; essa si appoggiava sulla solidarietà delle popolazioni e sulla conoscenza dei luoghi, tendeva a rendere insicure le linee di rifornimento, strade ecc. dietro il fronte, fino a mettere in crisi l’avversario con l’insurrezione generale. Anche il termine p. ricevette una più precisa definizione giuridica e indicò tutti gli appartenenti ai movimenti di resistenza contro la potenza occupante, qualunque fosse la forma della loro organizzazione e della loro attività.