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HALLSTRÖM, Per

di Giuseppe Gabetti - Enciclopedia Italiana (1933)
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HALLSTRÖM, Per

Giuseppe Gabetti

Scrittore svedese, nato a Stoccolma il 29 settembre 1866; dalla morte di Karlfelt, segretario generale dell'Accademia Svedese. Nel rinnovamento della poesia svedese che contrassegnò la fine del secolo, fra Heidenstam e la Lagerlöf e Fröding e Karlfelt, H. fu lo psicologo riflessivo, limpido, sottile, arguto, e il maestro della novella.

Temperamento misto di romantico sentimento e di ironico intellettualismo, dopo un volume di versi romantici (Lyrik och fantasier, Lirica e fantasie, 1891) e un volume di novelle realistiche e schizzi satirici dove l'osservazione è pronta e perspicace ma l'immaginazione è senza volo (Vilsna fåglar, Uccelli sperduti, 1895), trovò in una sua pensosa analisi del sottile giuoco dei sentimenti nell'anima umana il mondo naturale alla sua arte. La quale, a cominciare dalla colorita e arabescata virtuosità delle novelle di Purpur (1895), è ed ama essere tutta un po' fuor delle vie battute. Nel romanzo En gammal historia (Una vecchia storia, 1895) il tema romantico della fanciulla dolorosamente costretta a piegarsi alla volontà dei genitori è trattato, in opposizione ai tempi, con un tale equilibrio che la rigida e fredda figura della vecchia signora Berg vi trova una ragione di poetico rilievo e quasi di simpatia. Varen (La primavera, 1898), racconto d'ambiente, è quasi un attacco frontale all'estetismo allora di moda. In Gustav Spartoerts roman (1903) e En skälmroman (1906) le figure predilette dalla fantasia e più ricche e vive sono quelle di persone eccentriche, in cui singoli, generalmente poco avvertiti, aspetti d'umanità, hanno un risalto d'eccezione. Dappertutto s'avverte uno spirito di ferma e limpida opposizione, che tanto più ama richiamarsi a verità fondamentali umane in quanto sembrano "passate di moda": e nella farsesca amenità della commedia Erotikon (1908) ha la sua eco più rumorosa, e nella ridente e serena grazia di En veneziansk komedi (1901) la sua più spirituale espressione. Lo stesso spirito, del resto, il H. portò anche nella sua varia e, fra il 1910 e il 1920, particolarmente intensa attività di critico letterario e politico (Skepnader och tankar, Immagini e pensieri, 1910; C. V. Strandberg, 1912; Levande dikt, Poesia vivente, 1914; Folkfienden, Il nemico del popolo, 1915; Essayer, 1917; Konst och Liv, Arte e vita, 1919): con lucida intuizione, in politica come in letteratura, il H. vi prende generalmente posizione contro ciò che nel momento è "parere dei più e luogo comune". L'opera poetica del H. ne trae un vivo e chiaro senso di libertà dello spirito, che è come la sua naturale atmosfera. E tanto più la poesia vi è schietta, quanto più questa libertà vi è piena: come in taluno dei drammi leggendarî (Grefven af Antwerpen, Il conte di Anversa, 1899; Bianca Capello, 1900; Två legenddramer, 1908; Tva sagodramer, 1910), e, soprattutto, nelle novelle, dove, per lo stesso rapido svolgersi del racconto, lo spirito del poeta si muove con più sicurezza e spontaneità e agilità. Nelle novelle infatti (Briljantsmycket, Ornamento di brillanti, 1896; Reseboken, Il libro di viaggio, 1898; Thanatos, 1900; De fyra elementerna, I quattro elementi, 1906; Nya Noveller, 1912; Händelser, 1927; Leonora, 1928) il H. ha detto la sua parola di umanità e di poesia più intima, con un sentimento profondo della sofferenza umana e della morte, in cui la vita appar chiarificata e purificata. In molte delle opere di H. sono vive le impressioni d'Italia, dove il H. più volte soggiornò e particolarmente nel 1902-03 a Firenze: le Italienska brev (Lettere italiane, 1901); le liriche di Skogslandet (Terra di boschi, 1904), presentano la tipica esperienza spirituale dell'uomo del Nord, che quanto più profonda nostalgia ha dell'Italia, tanto più vi trova la coscienza della propria germanicità.

Opere: Samlade berättelser, Stoccolma 1922-23. Traduzione di Shakespeare, finora 11 voll., Stoccolma 1922 e segg.

Bibl.: O. Levertin, in Svensk litteratur, I, Stoccolma 1908; F. Böök, in Essayer och Kritiker, e in Svenska studier, Stoccolma 1913; P. Meyer-Benfey, in Preussische Jahrbücher, 1908; G. Brandes, in Samlede Skrifter, XVII, Copenaghen 1906; E. Hedén, in Eros och Polemos, Stoccolma 1916; R. Gison Berg, Svenska skalder från nittilatet, 4a ed., Stoccolma 1922.

Vedi anche
Stoccolma (sved. Stockholm) Città capitale della Svezia (1.252.020 ab. nel 2005) e capoluogo della contea omonima (6.488 km2 con 1.889.945 ab. nel 2005). Sorge sulle rive del fiume Morr e all’estremità orientale del Lago Mälaren, nel punto in cui questo unisce le sue acque con il Saltsjön, uno dei bracci del ...
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    Scrittore svedese (Stoccolma 1866 - ivi 1960). Si affermò nell'ultimo decennio dell'Ottocento con novelle in gran parte ispirate dalla storia (anche italiana) e dalla leggenda (Purpur "Porpora", 1895; Thanatos, 1900) e con drammi (Greven av Antwerpen "Il conte di Anversa", 1899; En venetiansk komedi ...
Vocabolario
periménto
perimento periménto s. m. [der. di perire]. – Il fatto di perire, di venir meno; è voce viva oggi solo nel linguaggio giur., presente per es. nel codice civile per indicare la cessazione dell’esistenza o della disponibilità di un bene (per...
perito
perito agg. e s. m. (f. -a) [dal lat. peritus, prop. part. pass. di *periri «fare esperienza», che si trova nel comp. experiri]. – 1. agg. Di persona che conosce per lunga pratica i segreti di un mestiere, di una professione, di un’arte,...
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