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QILIN

di L. Caterina - Enciclopedia dell' Arte Antica (1996)
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QILIN

L. Caterina

Animale fantastico o unicorno cinese il cui nome è composto di una parte maschile, qi, e di una femminile, lin·, in Giappone è chiamato kirin.

È rappresentato inizialmente con il corpo di un cervo coperto di scaglie, la testa simile a quella del drago e munita di un corno con estremità carnosa, la coda di un bue, gambe sottili e zoccoli di un cavallo; in seguito la testa divenne quella di un drago con due corna e la coda riccia e folta come quella di un leone buddhista. La sua pelle è di cinque colori: rosso, giallo, blu, bianco e nero; il ventre è completamente giallo. Le giunture, spesso fiammeggianti, indicano la sua essenza divina.

Nella mitologia taoista è una delle quattro creature soprannaturali siling, assieme al drago, alla fenice e alla tartaruga. È considerato come la forma più nobile e più perfetta di tutti gli animali, emblema di eleganza, bontà, virtù, saggia amministrazione e prole numerosa. Ha un'indole dolce e le sue abitudini sono conformi ai precetti buddhisti; cammina senza calpestare l'erba o qualsiasi essere vivente e la sua andatura è talmente leggera da non provocare alcun rumore e da non lasciare alcuna impronta. I buddhisti lo rappresentano con il libro della Legge sul dorso. Risparmia gli innocenti e con il suo corno colpisce i colpevoli. Si dice che raggiunga i mille anni e che la sua apparizione sia un fausto presagio e segno di buon governo o della venuta di un saggio. La leggenda racconta che il q. sia comparso durante il felice regno dei mitici sovrani Yao e Shun e al momento della nascita di Confucio, aggiungendo pure che sua madre rimase incinta camminando nelle impronte di un unicorno mentre si recava sulle colline a pregare.

Il q. è rappresentato circondato talvolta dal fuoco e talvolta da nuvole; nell'iconografia popolare è spesso cavalcato da un giovane con in mano un fiore di loto a simboleggiare il desiderio di procreare un figlio dopo l'altro. Nelle camere nuziali si trovano frequentemente dipinti raffiguranti la dea della fecondità con in braccio un bambino a cavallo di un unicorno. Il q. era ricamato sugli abiti di corte di funzionari di grado elevato e statue di pietra di tali animali fiancheggiavano lo shendao o «via degli spiriti», cioè il viale di accesso ai mausolei sepolcrali.

Bibl.: H. D'Ardenne de Tizac, Les arts de l'Asie. Les animaux dans l'art chinois, Parigi s.d.; H. Dore, Recherches sur les superstitions en Chine, Shanghai 1911-1938; V. F. Weber, Koji Ho-ten. Dictionnaire à l'usage des amateurs et collectionneurs d'objects d'art japonais et chinois, 2 voll., Parigi 1923; C. Hentze, Mythes et symboles lunaires, Anversa 1932; E. T. C. Werner, Dictionary of Chinese Mythology, Shanghai 1932; C. A. S. Williams, Outlines of Chinese Symbolism and Art Motives, Shanghai 1941 (rist. Tokyo 1974); B. Karlgren, Legends and Cults in Ancient China, in The Museum of Far Eastern Antiquities Bulletin, XVIII, 1946, pp. 199-365; J. C. Ferguson, The Mythology of All Races, New York 1964; A. Christie, Chinese Mythology, Londra 1968; M. Heinz, Fabulous Beasts and Demons, Londra 1974; S. Bush, Thunder Monsters, Auspicious Animals and Floral Ornament in Early Sixth-Century China, in Ars Orientalis, Χ, 1975, ΡΡ· 19-23; Η. Munsterberg, Dictionary of Chinese and Japanese Art, New York 1981; J. Rawson, Chinese Ornament. The Lotus and the Dragon, Londra 1984; W. Eberhard, A Dictionary of Chinese Symbols. Hidden Symbols in Chinese Life and Thought, Londra-New York 1986.

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