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rabuffare

di Bruna Cordati Martinelli - Enciclopedia Dantesca (1970)
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rabuffare

Bruna Cordati Martinelli

Un'occorrenza in If VII 63 Or puoi, figliuol, veder la corta buffa / d'i ben che son commessi a la fortuna / per che l'umana gente si rabuffa, " idest altercatur et rixatur ad invicem ", Benvenuto.

" Il significato di questo vocabolo ‛ rabuffa ' par ch'importi sempre alcuna cosa intervenuta per riotta o per quistione, sì come è l'essersi l'uno uomo acapigliato con l'altro, per la qual capiglia i capelli sono rabuffati, cioè disordinati, e ancora i vestimenti talvolta; e però ne vuole l'autore in queste parole dimostrare le quistioni, i piati, le zuffe... le quali tutto il dì gli uomini hanno insieme per li crediti, per l'eredità, per le occupazioni e per li mal regolati disideri ": così Boccaccio; e il Landino: " Dicemmo buffa esser vento, onde rabbuffare ". Il Parodi osserva che il vocabolo " non è usato nel modo più solito. In lacopone, nella Laude " Udite nova pazzia " si legge, secondo le antiche edizioni, al v. 4 sg.: " Questo mondo è una truffa, - dove ogni homo se rabuffa ". Chi non direbbe, che a Dante sonassero nella memoria questi versi del giullare di Dio? " (Lingua 275).

Vocabolario
rabbuffare
rabbuffare (ant. rabuffare) v. tr. [der. di buffo2 col pref. -ra]. – 1. Sconvolgere quasi con buffo di vento, quindi scompigliare, disordinare, riferito soprattutto a capelli, peli, penne: messesi le mani ne’ capelli e rabuffatigli e stracciatigli...
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