Termine introdotto da Leibniz per indicare l’atto riflessivo attraverso cui l’uomo (del quale tale atto è proprio) diviene consapevole delle sue percezioni, che di per sé possono anche rimanere inavvertite. La percezione della luce e del calore, per es., di cui abbiamo l’a., è composta di molte piccole percezioni di cui non abbiamo l’appercezione. Un rumore che noi percepiamo ma a cui non facciamo ...
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Filosofo e poligrafo romano (98 - 45 a.C.). Schierato con Cicerone durante la congiura di Catilina, fu tribuno della plebe nel 59 e pretore nel 58. N. F. è considerato da Cicerone (Timeo, I) il restauratore del pitagorismo a Roma. Alla fama di pitagorico Svetonio e Girolamo aggiungono quella di mago, per la quale esiste un riscontro in Apuleio (De Magia, 42). Questa circostanza, più che la sua milizia ...
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Filosofo italiano (Imola 1895 - Roma 1968). Insegnò storia della filosofia nell’univ. di Messina dal 1939. Partito da un ripensamento critico dell’attualismo gentiliano (L’idealismo dell’atto e il problema delle categorie, 1924), approdò successivamente a una critica generale dell’idealismo, sulla base della critica materialistica di Marx all’apriorismo moderno svolta soprattutto nella Critica della ...
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Termine che caratterizza la fase del pensiero di Carl Schmitt dedicata alla riflessione sullo stato di eccezione e sui poteri che la costituzione di Weimar assegnava al presidente della Repubblica, in particolare attraverso l’art. 48. Schmitt dedicò varie opere, ma soprattutto la Dottrina della costituzione (1928), all’analisi di questo tema. Secondo Schmitt la prima parte dell’articolo, che assegnava ...
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Maranga, presso Tesifonte, Persia, 363). Figlio di Giulio Costanzo e di Basilina, fu col fratello Gallo superstite della strage operata alla morte di Costantino su tutti i discendenti maschi di Costanzo Cloro. Morto Gallo nel 354, fu nominato Cesare da Costanzo II nel 355. Nel 360 a Parigi fu acclamato Augusto dai soldati e marciò verso l'Oriente; mentre si preparava a resistergli, Costanzo morì (361). ...
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Il termine è stato inteso dai filosofi antichi con diversi significati, che secondo Aristotele sono essenzialmente tre. In un primo senso – scrive Aristotele – diciamo c. la sostanza dell’ultima orbita dell’Universo, ossia il corpo naturale che si trova nell’ultima orbita dell’Universo. Siamo infatti soliti chiamare c. soprattutto l’estremità, l’alto, dove affermiamo anche che ha sede tutto ciò che ...
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Afferma che ogni cosa è uguale a sé stessa (A=A), ossia che una cosa non può essere nello stesso tempo A e non-A. In questa forma esplicita, cioè distinto dal principio di non-contraddizione, il principio di i. non è presente in Aristotele, se non come conseguenza necessaria del principio di non-contraddizione. Anche in Tommaso d’Aquino il principio di i. non viene citato come principio autonomo: è ...
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In senso generale, errore o incertezza che risulta dall’uso di termini equivoci. In questa accezione il termine viene usato da Aristotele (Elenchi sofistici, cap. 4) per segnalare specificamente l’ambiguità verbale che sta alla base di ogni argomentazione sofistica. Ancora in senso generale viene inteso da Sesto Empirico (Schizzi pirroniani, II 256) come parola che significa nello stesso tempo due ...
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Una delle nozioni fondamentali del sistema hegeliano. La m. è definita da Hegel «passaggio a un secondo termine, in modo che questo secondo solo in tanto è, in quanto vi si è giunti [muovendo] da un qualcosa che è altro rispetto ad esso» (Enciclopedia delle scienze filosofiche, 1817, § 12, annotazione). La teoria hegeliana della m. si presenta fin dalle origini come uno strumento pensato in polemica ...
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Termine che indica, se usato in senso generico, la coscienza che l’io ha di sé stesso. In senso proprio, relativamente cioè al contesto del linguaggio idealistico in cui il termine ha trovato la più larga utilizzazione, l’a. si applica alla coscienza che ha di sé l’io come principio del conoscere e fondamento della realtà.
È con Kant che può farsi iniziare la storia del termine, usato per indicare ...
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albanese
albanése agg. e s. m. e f. – 1. a. Della Repubblica di Albania; come sost., abitante, nativo, originario dell’Albania (v. anche schipetaro). Il nome è esteso anche agli abitanti di colonie albanesi in Turchia, Grecia, Dalmazia, e,...
ghego
ghègo agg. [adattam. dell’albanese gégë «albanese del nord»] (pl. -ghi). – Dialetti gheghi: gruppo di dialetti albanesi settentrionali, che sono alla base della lingua nazionale e letteraria albanese, sviluppatasi soltanto agli inizî...