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TOERIS

di A. M. Roveri - Enciclopedia dell' Arte Antica (1966)
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TOERIS (forma greca del nome egiziano Twrt "la grande")

A. M. Roveri

Divinità femminile egiziana con aspetto di ippopotamo che godette di un culto assai popolare.

Il nome attestato fin dal Medio Regno, è soltanto uno degli appellativi attribuiti a varie divinità-ippopotamo (altri nomi più antichi e assai più diffusi sono Ipy, Ipet "nutrice, o levatrice" e Reret "scrofa e nutrice") e la sua iconografia non è distinguibile da quella delle divinità parallele. All'origine appartenente alla classe dei dèmoni, T. assieme al suo compagno Bes (v.), appare come divinità protettrice della famiglia e, in particolare delle donne incinte, del parto e dell'allattamento. Viene rappresentata come un ippopotamo femmina, eretta, con braccia umane terminate da artigli, ampio ventre e seni cascanti. Sul capo porta spesso una spoglia di coccodrillo che si prolunga sulla schiena fino ai piedi. In mano porta generalmente il simbolo sc della protezione magica (una stuoia arrotolata e legata), ma spesso anche altri simboli di protezione lo ῾ankh (segno della vita) il flabello, una fiaccola, un coltello o serpenti velenosi. Talora ha testa di leone.

Le rappresentazioni di una dea-ippopotamo (senza che sia possibile stabilire il nome attribuito volta per volta) sono assai frequenti fin dalla preistoria, ove appaiono in strumenti da toletta. Alla fine dell'Antico Regno la dea compare su amuleti e nel Medio Regno sui cosiddetti "bastoni magici". A partire dal Nuovo Regno le rappresentazioni diventano sempre più frequenti (specialmente su oggetti di uso quotidiano quali strumenti da toletta, letti, poggiatesta, ma anche in rilievi templari e in vignette del Libro dei Morti). Da Defr el Medrneh provengono molte statuette-amuleto, alcune assai rozze, forse usate come pesi da telaio. Sono pure frequenti statuette votive di cui alcune erano incavate per accogliere frammenti di abiti di donne incinte, o con un foro in cui si introduceva del latte che poi usciva attraverso le mammelle della dea. Esistono anche rappresentazioni in statue di proporzioni maggiori, come le tre del Cairo (Cat., n. 39145, 39146, 39147) e una del Louvre (E 25479) con una lunga iscrizione che specifica i ruoli della dea.

Al di fuori di queste attribuzioni di tipo domestico e familiare, T. assume talora dignità di divinità cosmica, come nel tempio di Gebel Silsileh, dove viene chiamata "T. che abita nell'acqua pura", "che è nel Nun". Viene anche considerata dea della inondazione. In tale ruolo ha una testa umana ed è avvolta in un mantello che lascia intravvedere il corpo di ippopotamo.

Inoltre ella è connessa con altre divinità, soprattutto con Iside e Nut. Una rappresentazione di Iside-T. presenta carattere di eccezionalità per la figura femminile coi seni cascanti ritratta di profilo, attraversata al centro del corpo da un coccodrillo e con una appendice squamosa al centro della schiena; in mano la dea tiene serpenti e scorpioni. Così appare anche nella stele Metternich).

In Plutarco (De Iside et Osiride, 19) T. appare connessa colla leggenda osiriana come concubina di Set e sua complice nella lotta contro Horus.

Bibl.: B. Bruyère, Un ex-voto d'Isis-Toéris au Musée d'Ismailia, in Annales du Service des Antiquitées de l'Égypte, L, 1950, pp. 515-522; id., Rapport sur les Fouilles de Deir el Médineh (1935-1940), Fouilles de l'Inst. Français d'Arch. Or., XX, 3, Cairo 1952, pp. 72-82 [Nota 10: Sur la déesse Toëris (Ta-ourt)]; H. Bonner, Reallexikon der ägyptischen Religionsgeschichte, Berlino 1952, s. v. Nilpferdgöttin; J. Vandier, Une statuette de Touéris, in La Revue du Louvre et des Musée de France, XII, 1962, pp. 197-204; H. De Meulenaere, Anthroponimes égyptiens de Basse Époque, III, Les déesses- hippopotames dans l'onomastique, in Chronique d'Égypte, XXXVIII, 1963, pp. 217-219.

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