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Delvoye, Wim

Lessico del XXI Secolo (2012)
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Delvoye, Wim


Delvoye, Wim. – Artista belga (n. Wervik 1965). Cresciuto a contatto con la tradizione storica e culturale delle Fiandre e non estraneo all’immaginario surrealista, D. rivolge la propria ricerca a oggetti ordinari, che rielabora con accostamenti spiazzanti e sorprendente incongruità unendo nella stessa opera elementi e idee differenti, in apparenza privi di alcun legame se non quello di un’ibridazione estetica. Esempi di questo stile sono rappresentati dagli smalti e decori tipici della ceramica bianca e blu di Delft utilizzati per semplici bombole del gas (Gas canisters, 1988-1989), emblemi e simboli d’armi gentilizie finemente smaltati su assi da stiro (Ironning board, 1988) o su badili e pale (Shovels, 1990). Ne risultano sorprendenti connessioni fra la sua poetica d’artista e pratiche artigianali, tradizioni popolari e riferimenti storici, fuorvianti, quanto riconoscibili. Un esempio è il Cement truck (1990-1999), un imponente camion betoniera a grandezza naturale, realizzato interamente in tek con la tecnica dell’intaglio. L’opera per la quale è maggiormente conosciuto è però Cloaca. Esposta per la prima volta nel 2000 e nel corso degli anni più volte rielaborata, Cloaca è una ‘macchina digerente’ capace di processare il cibo fino a trasformalo in feci, metafora di un mondo onnivoro che tutto ingloba e fagocita. Nel 1997 ha inizio un’altro progetto che provoca reazioni discordanti: The art farm (dapprima a Gand, poi trasferito in Cina per motivi legali), in cui vengono allevati maiali per poi essere tatuati con complessi disegni progettati dall’artista. Nel 2009 realizza per la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia una torre, alta circa 10 metri, costruita in corten tagliato a laser che trae ispirazione dai più famosi esempi dell’architettura gotica, simile per stile e tecnica all’opera Suppo (2010) esposta al Museo del Louvre nel 2012.

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