disabilizzazione s. f. Il fatto di considerare le persone con disabilità attraverso stereotipi e pregiudizi discriminatori, specialmente se dettati da un atteggiamento pietistico. ♦ Centrale è la questione della “custodia della memoria” – un concetto per cui ho combattuto una battaglia parlamentare – la quale porta le persone che si accostano alla disabilizzazione delle persone con un corpo differente a comprendere come, fuori della comunità, non si dia storia. (Corriere della sera.it, 15 luglio 2016, post anonimo nel blog InVisibili di Simonetta Morelli) • Un tipico esempio di disabilizzazione – oltre a quella molto concreta cui sono sottoposti i prigionieri nonumani, cui viene tagliato il becco, rese inutilizzabili le zampe, tagliate le corde vocali – è quello degli appelli a catturare le mucche fuggite dal mattatoio perché nelle foreste “non sono in grado sopravvivere”. (Collettivo Resistenza Animale, Resistenzanimale.noblogs.org, 10 luglio 2019) • La vulnerabiltà contraddistingue il nostro stare al mondo in quanto corpi, umani o non umani. Fare esperienza di questo aspetto di noi, per quanto a volte destabilizzante e doloroso, ci può mettere in contatto con l'oppressione sperimentata da altre incarnazioni più di mille parole e teorie luccicanti. Pensieri sparsi e febbricitanti su disabilizzazione, empatia e privilegio umano... (Annarella Koson, Facebook, 8 ottobre 2024) • C’è molta retorica riferita alla generosità da parte delle famiglie che hanno “salvato” i figli adottivi: salvezza, coraggio, dono, riconoscenza, fortuna, dolore sono parole killer. Molto spesso chi ha una storia di affido e adozione viene spinto a raccontarsi a partire da quello che non ha: una sorta di disabilizzazione di chi ha un background di questo tipo, invece di vedere che i ragazzi adottati hanno avuto legami ed esperienze, hanno una storia con aspetti anche positivi. (Laura Badaracchi, Avvenire.it, 18 dicembre 2024, Famiglia) • È stata una carrozzina a permettermi di andare a scuola, di giocare al parco con gli amichetti, di uscire con la prima fidanzatina, laurearmi, recarmi a lavoro, incontrare gente, abitare luoghi, costruire ricordi, vivere. Tra le gioie e i dolori che sono propri di qualsiasi esistenza, senza alcuno sconto (nonostante la Legge 104) ma senza mai farmi sentire “costretto” o «bloccato». Anzi, i confini me li ha fatti varcare quasi tutti, e se a volte non è accaduto è stata colpa delle barriere architettoniche incontrate per la negligenza di chi un certo spazio lo ha amministrato male, non rendendolo accessibile a chiunque. Eccola qui la vera causa della «disabilizzazione» (attenzione, non disabilità): l’essere umano che non ha pensato in modo inclusivo. E dato che l’inclusione parte dal linguaggio iniziamo a romperle queste catene: «Elia, che si sposta in carrozzina», se proprio dobbiamo dirlo. Altrimenti ha un nome, che è pure bello, usiamo quello e basta. (Iacopo Melio, Stampa.it, 20 febbraio 2025, L'intervento).
Derivato dall'agg. e s. m. e f. disabile con l'aggiunta del suffisso -izzazione.