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BÉLA IV re d'Ungheria

di Emma Bartoniek - Enciclopedia Italiana (1930)
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BÉLA IV re d'Ungheria, figlio e successore di Andrea II

Emma Bartoniek

Si fece incoronare re, vivente il padre (1235). Già da giovane, ma ancor più dopo la morte del padre, svolse una politica contraria a quella di lui. Egli voleva restaurare le basi economiche, sulle quali si era fondata la potenza regia nel sec. XII, e riacquistare i possedimenti della corona; perciò si diede a rioccupare tali possedimenti con inesorabile energia. La rioccupazione non sempre riuscì; destò invece profonda avversione nella nobiltà, la quale se ne vendicò nel 1241, all'epoca della terribile irruzione dei Tartari. Se ne presentì il pericolo molto prima che l'efferato nemico si avvicinasse. Un altro popolo pagano, che fuggiva appunto l'avanzata dei Tartari, i Cumani, chiese a Béla di potersi stabilire nel paese, ciò che B. concesse senz'altro, nella speranza che essi avrebbero difeso il paese contro l'assalto dei Tartari. Le concessioni di terre ai Cumani però non fecero che aumentare il malcontento degli Ungheresi verso il sovrano. L'invasione dei Tartari si risolse in una sola battaglia nel 1241, che finì con la completa sconfitta degli Ungheresi. Béla dovette porsi in salvo e solamente a Traù in Dalmazia si credette al riparo da quel flagello. I Tartari, durante l'anno che rimasero nel paese, portarono la distruzione in ogni luogo, ma dopo la loro partenza B., con un'energia che non conobbe stanchezza, ridestò le sorti del paese ed organizzò la difesa in previsione di un eventuale nuovo attacco. Fece costruire castelli e, abbandonando la politica seguita fino ad allora, fu largo nel concedere terre in cambio del servizio militare effettivamente prestato e al posto della popolazione decimata importò colonie straniere. Diede grande sviluppo anche alle città, alle quali assicurò particolari privilegi. Organizzò la difesa dei castelli valendosi dei cavalieri dell'ordine di San Giovanni e dei guerrieri cumani. Nella ricostruzione del paese ebbe aiuti esterni solamente dalla Santa Sede. Alla città di Traù che gli aveva dato rifugio, nel 1242, riconfermò l'antica libertà e la difese contro Spalato che ne pretendeva una parte del territorio. Nel 1243 dovette cedere Zara ai Veneziani. Rafforzato il paese, si propose anche la conquista di nuovi territorî. Già prima dell'irruzione dei Tartari, aveva avuto l'intenzione di condurre una crociata contro la Bulgaria scismatica con l'appoggio di papa Gregorio IX, ma dovette rinunziarvi. Nel 1255 invece la Bulgaria passò sotto il dominio dei sovrani d'Ungheria per via pacifica e fu difesa contro attacchi stranieri a parecchie riprese da B. e da suo figlio Stefano, allora governatore della Transilvania. Da quel tempo alla corona d'Ungheria è annesso il titolo di re di Bulgaria. Nel 1268 con le armi restaurò il dominio ungherese anche in Serbia, e cercò di consolidarlo, dando in moglie al re di Serbia la propria figlia. Dal 1254 al 1260 ebbe anche il ducato di Stiria, che dopo la morte di Federico d'Austria (di Babenberg), avvenuta in una guerriglia di confine contro gli Ungheresi nel 1246, era oggetto di contesa fra il re d'Ungheria e quello di Boemia. Nel 1260 il ducato cadde in mano ai Boemi e rimase in possesso di Ottocaro II fino al 1278, quando gli fu tolto da Rodolfo d'Asburgo. Come altri re ungheresi, anche B. conquistò per breve tempo la Galizia. Cercò di rafforzare le conquiste con matrimonî tra la sua famiglia e quella dei principi delle terre conquistate; cercò inoltre di farsi alleate le potenze straniere. In tal modo giunsero sul trono di Serbia e di Boemia principesse ungheresi. Più importante di tutti fu però il matrimonio della figlia di Stefano V, Maria, con Carlo Martello, figlio di Carlo d'Angiò re di Napoli, matrimonio che era chiamato a rafforzare l'alleanza conclusa tra Stefano e Carlo, appoggiata dalla Santa Sede. B. non riuscì però ad ottenere per suo figlio Stefano la mano della nipote di Innocenzo IV. Verso la fine, il regno di B. fu di nuovo turbato, non da nemici esterni, ma dalle replicate ribellioni del figlio, il giovane re Stefano V. Il paese si divise in due fazioni, e i due sovrani cercavano di tenersi amici i proprî partigiani con frequenti elargizioni di terre della Corona, ciò che finì con l'aumentare anche di più la potenza dei grandi signori e soprattutto col minare il potere e il prestigio del sovrano. Per soddisfare ai desiderî della nobiltà, B. insieme con i due figli ripubblicò nel 1267 con nuovi privilegì la Bolla d'Oro del 1222. Morì nel maggio del 1270.

Fu animato da forti sentimenti religiosi. Si iscrisse nell'ordine di San Francesco ed inviò ad Assisi un calice d'oro. Una sua sorella, Elisabetta, e una delle sue sette figlie, Margherita, ebbero dalla Chiesa gli onori degli altari.

Bibl.: Per l'irruzione dei Tartari, v. Magister Rogerius (pugliese d'origine, vissuto in quell'epoca), Miserabile Carmen super destructione regni Hungariae temporibus Belae IV per Tartaros facta, ed. M. Florianus, in Fontes domestici, IV, Budapest 1885; V. Homán, Magyar Torténct, II, Budapest 1928 (Storia dell'Ungheria); G. Pauler, A magyar nemz. tört., II; Szilágyj-Marczali, A magyar nemz. tört. (Storia della nazione ungherese), Budapest 1896.

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re²
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re¹
re1 re1 〈rè〉 s. m. [prima sillaba di resonare con cui ha inizio il 2° emistichio dell’inno di s. Giovanni Battista; v. nota, n. 2 a, e ut]. – Nome dato nei paesi latini, dalla riforma di Guido d’Arezzo (sec. 11°) in poi, alla seconda nota...
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