I pronomi allocutivi sono forme di pronomi personali, atoni e tonici (➔ clitici; ➔ personali, pronomi), usate per rivolgersi a un destinatario, per interloquire con lui e per richiamare la sua attenzione [...] Novecento la situazione varia, secondo che si abbia a che fare con l’italiano standard (totale abbandono del voi, che si conserva in parte nella comunicazione scritta soprattutto se rivolta a un interlocutore collettivo, come una ditta), con varietà ...
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La grammaticalizzazione è il fenomeno per cui forme linguistiche libere (per es., parole) perdono gradualmente l’autonomia fonologica e il significato lessicale, fino a diventare forme legate con valore [...] a quello del lessico: uno degli es. più citati è quello della nominalizzazione di suffissi nominali, come l’italiano -ismo, di comun-ismo, funzional-ismo, material-ismo, ecc., che al plurale (gli ismi) è diventato un nome astratto, parallelo ai ...
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In italiano i nomi (chiamati anche, con termine tradizionale, sostantivi) sono una delle ➔ parti del discorso variabili (anche se esistono nomi invariabili) e, come accade in tutte le lingue, occupano, [...] e pertanto richiede una classificazione complessa.
In generale, tutti i componenti della classe dei nomi in italiano hanno alcune proprietà in comune:
(a) alcuni di essi sono variabili per ➔ genere; quasi tutti, per ➔ numero (salvo i nomi invariabili ...
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Le semivocali sono suoni di tipo vocalico che, nei dittonghi (➔ dittongo) e nei trittonghi (➔ trittongo), si combinano alle ➔ vocali propriamente dette. Una suddivisione più fine oppone le semivocali alle [...] 1983-1988, 4 voll., vol. 3° (Aspetti fonetici della comunicazione), pp. 15-88.
Mioni, Alberto M. (1993), Fonetica e ), Misura elettroacustica della durata segmentale in dittongo e iato dell’Italiano. Parte I-II, «Rivista italiana di acustica» 15, ...
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Il participio è un modo non finito del verbo (➔ modi del verbo), suddiviso in una forma detta passata (amato) e una presente (amante), entrambe continuazioni dirette delle forme equivalenti latine (amatus [...] modo di quel che accadde in francese; ➔ lingue romanze e italiano) e arriva così a indicare un tempo passato senza legame al , è soggetto della frase principale (Salvi 1986). È comune, inoltre, il riferimento al soggetto del discorso precedente:
...
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Con la metafora dell’immagine di una lingua ci si riferisce ai giudizi e alle opinioni che su questa lingua sono prodotti da parlanti di altre lingue. Si tratta di giudizi intuitivi, non fondati su fatti [...] d’Ariste et d’Eugène, del 1671: il francese è come sua madre, il latino, con il quale l’italiano non ha più molto in comune, essendo una lingua «molle ed effeminata (molle et effeminée) secondo il temperamento e i costumi del paese». Invece Voltaire ...
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Il termine koinè (meno diffusa la variante grafica coinè) proviene dal greco koinē´, femminile dell’agg. koinós «comune» accordato con diálektos s.f. «lingua», indicante la lingua letteraria usata dai [...] , attraverso la Toscana, Spoleto e Benevento, e di dare corpo a una precocissima tradizione comune lungo l’intera Italia, con esclusione dei territori sottoposti alla dominazione bizantina (Sanga 1995: 86-91).
Accantonando le fasi più remote, che ...
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La coesione di un testo è la proprietà che si manifesta precipuamente nella forma di un sistema di reti di collegamenti linguistici tra le frasi, che indicano dipendenze e sintonie interpretative di particolari [...] ogni paese è (anche) la sua geografia, nel caso dell’Italia questa constatazione ha però un carattere specialmente vero, principalmente a motivo di una non comune centralità spaziale [...]. Dalle terre transalpine e transmarine in relazione agevole ...
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Per il parlante comune la comunicazione orale consiste di suoni che possono essere trascritti ortograficamente o foneticamente. Così, una parola come casa può essere resa in forma scritta come una sequenza [...] o. Perciò, si può concludere che l’italiano possiede opposizioni di quantità consonantica, che distinguono italiano, enunciati come qui!; a casa!; mangia subito la pasta! sono comunemente riconosciuti come espressione di tale intenzione comunicativa ...
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BARTOLI, Matteo Giulio
Tullio De Mauro
Nacque ad Albona d'Istria il 22 sett. 1873. Compi gli studi universitari a Vienna, dove gli fu maestro W. Meyer-Lúbke, a Strasburgo, dove gli fu "maestro e collega" [...] tal modo i tratti della preistorica fase linguistica comune: Nel secondo Ottocento i filologi romanzi avevano 1945, p. 30, nota 99; l'uso del B. è stato seguito in Italia da A. Pagliaro). I primi suoi studi in questo campo furono i seguenti: Di ...
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comune1
comune1 (ant. commune) agg. e s. m. [lat. commūnis «comune; mediocre; affabile», comp. di con- e munus «carica, ufficio», propr. «che compie il medesimo ufficio»]. – 1. a. Che appartiene o si riferisce a tutti o ai più (contr. di privato,...
comune2
comune2 (ant. commune) s. m. [lat. commūne (neutro sostantivato dell’agg. commūnis) «possesso, bene comune; repubblica, stato»]. – 1. Forma di governo autonomo cittadino apparsa nell’Europa occid. dopo il Mille come risultato di un’associazione...