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WONG KAR-WAI

di Giona Antonio Nazzaro - Enciclopedia del Cinema (2004)
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Wong Kar-Wai (propr. Wong Ga Wai, pinyin Wang Jiawei)

Giona Antonio Nazzaro

Regista e sceneggiatore cinese, attivo a Hong Kong, nato a Shanghai il 17 luglio 1958. Figura anomala del cinema hongkonghese, W. K.-W., che pure ha influenzato numerosi cineasti (sia asiatici sia occidentali), risulta isolato rispetto al cinema contemporaneo. Il suo sguardo infatti, pur partecipando della frammentazione dell'immagine, ha saputo arricchirsi di una ricerca estetica assai particolare. Con la sua opera ha messo in scena il fluire del tempo, filtrato attraverso una percezione sentimentale in grado di isolare e dare forma anche alle modificazioni più impercettibili della realtà. Nel 1997 ha vinto al Festival di Cannes il premio per la regia con Chunguang zha xie (Happy together).

Dopo aver conseguito nel 1980 il diploma di design grafico presso il Politecnico di Hong Kong, ha iniziato il suo apprendistato presso la TVB, la principale rete televisiva della città. In quegli anni la crisi della casa di produzione degli Shaw Brothers, la major hongkonghese specializzata in film d'arti marziali, aveva permesso alla televisione di diventare il vivaio di formazione dei nuovi talenti. In questa fase di rinnovamento, W. K.-W. ha lavorato come assistente alla regia e sceneggiatore per il regista Patrick Tam e ha poi esordito nella regia con Wang jiao Kamen (1988; As tears go by), un melodramma urbano dai toni noir. Con quest'opera, subito premiata in patria, è emerso immediatamente lo scarto tra il lavoro di W. K.-W. e la media delle produzione di genere di Hong Kong. Ma già con il film successivo, A Fei zhengzhuan (1991; Days of being wild), si è andato incrinando il miracoloso equilibrio tra le leggi dei generi cinematografici (e di conseguenza il successo di pubblico) e la libertà nonché la forte tensione modernista del linguaggio del regista con un uso antispettacolare di alcuni dei divi più amati a Hong Kong; sebbene il film fosse stato progettato originariamente come un dittico, la produzione è stata sospesa a causa della lunghezza dei tempi di lavorazione. A Fei zhengzhuan ha inaugurato non solo quella riflessione sulle forme del tempo che ha poi caratterizzato tutti i film di W. K.-W., ma anche la collaborazione con il direttore della fotografia Christopher Doyle, divenuto suo principale collaboratore.

Nonostante l'insuccesso economico, il film ha però riscosso un enorme consenso critico e il regista ha così potuto affrontare la sua impresa più ambiziosa: Dong xie xi du (1994, ingl. Ashes of time), una rivisitazione del wuxia pian, ossia della tradizione cantonese dei film sulle gesta dei cavalieri erranti. Film lunare, convulso, astratto e onirico, Dong xie xi du scompone ogni linearità narrativa sostituendola con ipotesi di percorsi e di relazioni frammentate in cui i protagonisti si perdono come in un labirinto di specchi dalle immagini multiple. Durante un intervallo di tre mesi nel corso della lavorazione di Dong xie xi du (protrattasi per quasi due anni), W. K.-W., con l'aiuto di una troupe minima, ha realizzato Chongqing sanlin (1994; Hong Kong express). Girato con mano nervosa e con malinconica leggerezza, il film (diviso in due episodi) è una divagazione notturna nei territori del mélo noir. Un terzo episodio, previsto nel piano originale del film, ha fornito l'occasione per Duoluo tianshi (1995; Angeli perduti). Due anni dopo in Chunguang zha xie, lacerante mélo ambientato in Argentina, W. ha affrontato il tema della passione, ma anche quello dell'esilio e del ritorno di Hong Kong alla Repubblica popolare cinese. Con Huayang nianhua (2000; In the mood for love), sullo sfondo della Hong Kong del 1962 in via di progressiva occidentalizzazione, W. ha intrecciato il destino di due amanti che vivono una passione incompiuta, indifferenti ai rivolgimenti sociopolitici del Sud-Est asiatico. Nel 2004 ha presentato in concorso al Festival di Cannes 2046, nel quale, tranne gli effetti animati che aprono e chiudono il film, ha ricreato le tonalità e le atmosfere di In the mood for love nel delineare la figura di uno scrittore ossessionato dal passato.

Bibliografia

Le ceneri del tempo. Il cinema di Wong Kar Wai, a cura di S. Alovisio, C. Chatrian, Piombino 1997; G.A. Nazzaro, A. Tagliacozzo, Il cinema di Hong Kong. Spade, kung fu, pistole, fantasmi, Recco-Genova 1997, passim.

Vedi anche
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karite
karite karité s. m., fr. [da una voce uolof (lingua sudanese dell’Africa occid.)]. – Albero della famiglia sapotacee (Butyrospermum parkii), frequente nelle foreste africane dal Senegal al Nilo, importante per il grasso che se ne ricava...
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