innamorare
(ant. inamorare) v. tr. [der. di amore] (io innamóro, ecc.). – 1. a. Suscitare, ispirare amore: Quanto ciascuna è men bella di lei Tanto cresce ’l desio che m’innamora (Petrarca); Armida ... [...] valore, Amor sì dolce mi si fa sentire, Che s’io allora non perdessi ardire, Farei parlando innamorar la gente (Dante), innamorare cioè di Beatrice. 2. Usi fig.: a. Ispirare un sentimento di viva simpatia, affascinare, attrarre, rallegrare l’animo ...
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nuovo
nuòvo (letter. o region. nòvo) agg. [lat. nŏvus]. – 1. In genere, di cosa fatta o avvenuta o manifestatasi da poco, spesso in contrapp. diretta a vecchio, antico, e quindi con sign. prossimo a [...] nuovo (o novo); e con allusione a quest’ultimo: Ma dì s’io veggio qui colui che fore Trasse le nove rime (Dante); creare n. forme di linguaggio artistico, di espressione; per estens., uno scrittore, un artista n., che rompe con la tradizione, che ha ...
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toccare
v. tr. e intr. [voce di origine onomatopeica] (io tócco, tu tócchi, ecc.). – 1. tr. a. Avvicinare la mano (o anche altra parte del corpo) a una persona o a una qualsiasi cosa e tenerla a contatto [...] a li occhi suoi ardea un riso Tal, ch’io pensai co’ miei toccar lo fondo De la mia gloria e del mio paradiso (Dante); anche di cosa: nella piena di febbraio, l’acqua del fiume toccava quasi il segnale di guardia. Col sign. generico di raggiungere: t ...
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soffrire
(ant. sofferire e sofferére) v. tr. e intr. [lat. pop. *sufferire, lat. class. sufferre «portare su di sé, sopportare», comp. di sŭb «sotto» e ferre «portare, tollerare»] (io sòffro, ecc.; pass. [...] : Di vil ciliccio mi parean coperti, E l’un sofferia l’altro con la spalla, E tutti da la ripa eran sofferti (Dante). b. Sopportare, tollerare, riferito a persone e a cose: sentiva e vedeva la presenzia di Cristo, con moltitudine d’angeli, la cui ...
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quale
agg. e pron. [lat. qualis]. – Indica, con valore interrogativo e relativo, singoli elementi (cose, persone, animali, ecc.), o categorie di elementi, in relazione alla qualità per cui si caratterizzano [...] questo valore, senza l’articolo: a guisa d’una bulla Cui manca l’acqua sotto qual [= sotto la quale] si feo (Dante); la iustitia di Torquato, qual per osservare la militare disciplina non perdonò al figliuolo (L. B. Alberti). Spesso, nell’uso letter ...
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tentare
v. tr. [lat. tĕmptare e tĕntare (prob. due verbi di diversa origine, confusisi già in latino)] (io tènto, ecc.). – 1. letter. a. Toccare leggermente: Io era in giuso ancora attento e chino, Quando [...] , tenta i rami se sono resistenti; sovra quella [scheggia] poi t’aggrappa; Ma tenta pria s’è tal ch’ella ti reggia (Dante); anche col piede, o con uno strumento qualsiasi: tentiamo il fondo coi piedi; Con un gran ramo d’albero rimondo, Di ch’avea ...
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vivace
agg. [dal lat. vivax -acis, der. di vivĕre «vivere»]. – 1. a. letter. Ben vivo, pieno di vita e vigore, rigoglioso: Parvermi i rami, gravidi e vivaci D’un altro pomo (Dante); messe le tavole sotto [...] ha una luminosità viva, intensa: luce v.; le quattro face Stavano accese, e quella che pria venne Incominciò a farsi più vivace (Dante); fiamma v., fuoco v.; colori v., gai e smaglianti; un rosso v., un turchino v. (in contrapp. a pallido o smorto ...
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via1
via1 avv. [dal sost. lat. via «via», che ha preso sign. avverbiale in locuz. come ire viam o ire via «andare per la (propria) strada»; la connessione etimologica del n. 4 con gli altri sign. non [...] via, con lo stesso sign.: Per lo serpente che verrà vie via (Dante). 4. ant. o raro. Col sign. di volta1 o di per : sì come vedemo manifestamente che tre via tre fa nove (Dante); soprattutto in alcune espressioni fig. come zero via zero fa ...
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malo
agg. [lat. malus]. – 1. Nell’uso ant. e letter. è l’opposto di buono in quasi tutti i suoi sign. (sostituito nell’uso corrente e moderno da cattivo). Per lo più usato in senso morale, per indicare [...] Il masch. sing. in posizione proclitica si tronca spesso in mal (v. anche mal): intendere in mal senso; il mal seme d’Adamo (Dante); si vedano altri esempî al n. 2. Il masch. plur. si tronca talvolta in ma’ (v. ma’1). 2. Nell’uso moderno (soprattutto ...
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vivo
agg. e s. m. [lat. vīvus, corradicale di vīvĕre «vivere»]. – 1. agg. Che vive, dotato di vita, che ha le funzioni caratteristiche della vita proprie degli organismi viventi sia animali e umani sia [...] , con vampe: il fuoco si fa più v., il vento ha reso più v. le fiamme (cfr. ravvivare); Vestita di color di fiamma viva (Dante); che è a contatto diretto: cuocere alla o sulla v. fiamma. Con sign. analoghi, luce v., un lampo vivissimo di luce, un v ...
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Poeta (Firenze, tra il maggio e il giugno 1265 - Ravenna, notte dal 13 al 14 settembre 1321). Della madre, che dovette morire presto, non sappiamo che il nome, Bella; il padre, Alighiero di Bellincione di Alighiero, morto intorno al 1283, apparteneva...
Dante
In tutta l'opera sua D. nomina sé stesso (e per la forma del nome, v. DURANTE) solo in Rime XCIII 1 (Io Dante a te che m'hai così chiamato, in un sonetto di risposta a un amico), e in Pg XXX 55, dove si fa rimproverare da Beatrice: Dante,...