spandere
spàndere v. tr. [lat. expandĕre, comp. di ex- e pandĕre «aprire, distendere»; v. espandere]. – 1. a. Stendere uniformemente su un’ampia superficie: s. il frumento sull’aia perché si asciughi; [...] quel grande che vene, E per dolor non par lagrime spanda (Dante). c. Diffondere, emanare: la lampada spandeva nella stanza una luce fioca; le mimose spandono nell’aria un acuto profumo. d. fig., letter. Divulgare, mettere in circolazione notizie ...
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albergare
v. tr. e intr. [lat. mediev. albergare; v. albergo] (io albèrgo, tu albèrghi, ecc.). – 1. tr. Dare albergo, ospitare: il palazzo Medici albergò gli uomini più illustri del tempo; fig., accogliere [...] insegnarne, per ciò che stranier siamo, dove noi possiamo meglio a. (Boccaccio); anticam., con sign. più generico, dimorare, avere stanza: ne’ monti di Luni, dove ronca Lo Carrarese che di sotto alberga (Dante); estens.: Né tanti augelli albergan per ...
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scompiglio
scompìglio s. m. [der. di scompigliare]. – Grande disordine e confusione; agitazione, trambusto: mettere un ambiente in s.; l’arrivo improvviso degli ospiti ha portato un po’ di s. in casa; [...] che s. in questa stanza!; la notizia dell’insurrezione ha provocato un grave s. nella capitale; lo s. di quella notte era stato tanto clamoroso (Manzoni); entrati in paese trovammo lo s. al colmo (I. Nievo). In senso fig., inquietudine, confusione, ...
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scompiglio
scompiglìo s. m. [der. di scompigliare]. – Lo stesso, ma meno com., che scompiglio, con valore intensivo: che s. in questa stanza!; al suo affacciarsi, uno s., uno scappare incrocicchiato [...] di topacci (Manzoni) ...
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prepotente
prepotènte agg. [dal lat. praepŏtens -entis (con il sign. 1), comp. di prae- «pre-» e potens -entis «potente»]. – 1. letter. ant. Molto potente, dotato di grande forza e potere, spec. in rapporto [...] forte, violento, detto di elementi naturali, di agenti atmosferici, o anche d’altre manifestazioni: una luce p. invase la stanza quasi abbagliandomi; con p. squilli mi diedi ad avvertire la gente del mio passaggio (Panzini). c. Che si impone allo ...
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laboratorio
laboratòrio s. m. [dal lat. mediev. laboratorium, der. di laborare «lavorare»]. – 1. Locale o edificio fornito di apposite installazioni e apparecchi per esperienze e preparazioni fisiche, [...] studiano i meccanismi e i fenomeni caratteristici degli esseri viventi (medicina, genetica, psicobiologia, neurologia, ecc.). 2. a. Officina o stanza annessa a un negozio o ad altri locali, dove si lavorano gli oggetti posti in vendita o si eseguono ...
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tanto
agg., pron. e avv. [lat. tantus agg., tantum avv.]. – 1. agg. a. Al sing., riferito a cosa, così grande, in così gran quantità, e con sign. più determinati, così lungo, così ampio, così esteso, [...] . gente oggi per la strada?; è meglio esser prudenti, con t. malintenzionati che girano; come mai t. mosche in questa stanza?; in qualche caso, può anche esprimere o sottolineare l’intensità: t. fatiche, t. premure, t. preoccupazioni per nulla! Raram ...
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nudo
agg. [lat. nūdus]. – 1. a. Non coperto da vestito o da altro indumento, riferito al corpo umano: un bambino n., un uomo n., una donna n.; spesso in funzione predicativa: essere, stare, restare n.; [...] in elettrotecnica, senza isolamento. In genere, di edifici, strutture, ambienti, privo o scarso di elementi decorativi, disadorno: una stanza, una sala n. (anche, senza oggetti d’arredamento); pareti n.; le n. mura del carcere, della caserma; colonne ...
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vinario
vinàrio agg. [dal lat. vinarius (agg.), der. di vinum «vino»]. – Del vino, relativo al vino: l’industria v. (più comunem. vinicola); vasi v., anfore v., per contenere vino. Cella v., nelle antiche [...] case romane, stanza nella quale si conservavano le anfore ripiene di vino. ...
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STANZA (fr. chambre; sp. cuarto; ted. Zimmer; ingl. room)
Bruno Maria Apollonj
Architettura. - Stanza è ogni ambiente definito della casa d'abitazione nel quale, in base a determinati criterî igienici, sia possibile la permanenza e la vita...
STANZA
Mario Pelaez
. Metrica. - Voce della metrica e propriamente elemento della canzone (v.), così chiamato, secondo Dante (De vulg. Eloq., II, ix, 1) perché "dimora capace e ricettacolo di tutta l'arte". Ma fu adoperata dai poeti antichi...